Made in Rwanda. Un reportage africano

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A vent’anni dal genocidio, il Ruanda è uno dei Paesi africani in maggior ascesa. Nella capitale Kigali sono nate gallerie e centri artistici, la scena fashion è in grande fermento e l’industria del cinema fa passi da gigante. Una fucina di giovani talenti con approccio “local” ma proiezione decisamente internazionale.

di Lisa Chiari e Roberto Ruta 

da ARTRIBUNE magazine di Novembre-Dicembre 2014
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“La moda è tutta la mia vita”, dichiara da subito la fashion designer Joselyne Umutoniwase, durante una chiacchierata nel suo atelier a Nyarugenge, vivace quartiere della capitale Kigali, “e la vita è la prima fonte di ispirazione per le mie creazioni”. Siamo in Rue de La Justice, accanto allo Sky Hotel, è qui che Joselyne ha aperto l’atelier Rwanda Clothing assieme al marito tedesco Roman. Un paio di manichini in vetrina indossano le sue creazioni, fatte coi coloratissimi e inconfondibili tessuti africani wax, ma dal taglio di ispirazione europea. Dentro ci sono le sue clienti, giovani donne sedute a sfogliare il catalogo della prossima stagione e a prenotarsi le novità. Ancora oltre, sul retro, sarti e tagliatori a lavorare frenetici sui modelli. Per arrivare fin qui abbiamo attraversato la città dalle mille colline, un saliscendi fatto di strade pulite ben asfaltate, di quartieri residenziali, caffè dall’architettura moderna, piazze circondate da cartelloni che pubblicizzano il nuovo volo diretto Kigali-Montreal. Il traffico è quello tipico delle metropoli africane, con i moto taxi che svicolano ovunque, la musica afro hip-hop diffusa dai minibus e dai baracchini delle ricariche telefoniche ai bordi della strada. A fare da sfondo tutt’intorno campi coltivati, e un’umanità in cammino, uomini, donne e bambini di tutte le età.

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Georgia. Do it by yourself

Qualche tempo fa vi abbiamo raccontato con un reportage la scena artistica nelle capitale dell’Azerbaijan, Baku. Ora siamo andati nel Paese confinante, la Georgia, per capire come si muove Tbilisi. Dove, invece del Governo, sono le istituzioni indipendenti e i centri privati che lavorano per far crescere la scena dell’arte contemporanea nel Paese e proiettarla a livello internazionale.

di Lisa Chiari e Roberto Ruta

da Artribune magazine di giugno-luglio 2014
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La notizia di qualche settimana fa che il Ministero della Cultura georgiano ha cancellato la partecipazione nazionale alla Biennale di Architettura di Venezia ha sollevato preoccupazioni, critiche e gossip tra gli esponenti della scena artistica e culturale del paese. La vicenda e’ evoluta con un colpo di scena dietro l’altro. Da ultimo l’artista Tamuna Chabashvili, l’antropologa Data Chigholashvili e l’architetta Gvantsa Nikolaishvili, assieme alle curatrici Lucrezia Cippitelli e Katharina Stadler, hanno annunciato di voler continuare a lavorare in squadra e completare Tblisi In/Sights, il progetto presentato e selezionato un paio di mesi fa per la 14^ Biennale diretta da Rem Kolhaas. Lo hanno dichiarato sul blog Artleaks: “lo presenteremo alla Nectar Gallery di Tbilisi nell’ottobre del 2014. Crediamo fermamente nella forza e nella struttura di questo progetto, e il fatto che la partecipazione alla Biennale sia stata cancellata ci ha deluso profondamente. Ma continueremo a lavorarci in autonomia”.

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Atterraggio a Baku

Parafrasando “Flying to Baku”, il titolo della mostra itinerante che ha portato per la prima volta in Europa la nuova arte contemporanea dall’Azerbaijan, siamo andati a scoprire come sta cambiando la sua capitale Baku, in cui da poco è stato inaugurato il nuovo museo-astronave firmato Zaha Hadid, e in cui istituzioni non governative e giovani artisti lavorano per cambiare il volto del paese

di Lisa Chiari e Roberto Ruta

da ARTRIBUNE magazine di Novembre-Dicembre 2013
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“L’Azerbaijan è ricco e ora vuole diventare famoso”. Così titolava il New York Times in un articolo del maggio scorso, parlando di questo piccolo paese incuneato tra Iran e Russia che molti ancora fanno fatica a collocare sul mappamondo. Baku, la sua scintillante capitale, candidata a diventare una Dubai sulle rive del Mar Caspio, è proiettata verso il futuro, con la sua città medievale fortificata da poco completamente rinnovata, e i suoi maestosi palazzi di fine ‘800, memoria di quando la famiglia Rothschild dominava una regione che assicurava metà del fabbisogno mondiale di petrolio. Oggi quei palazzi sono fiancheggiati da strade con palme e boutique di lusso, attraversati da una passeggiata ribattezzata Bulvar, sei grandi hotel aperti nel giro di due anni, e sovrastati dalle imponenti flame towers, grattacieli costati 350 milioni di dollari e trasformati in schermi giganti, grazie a più di 10.000 led che ogni sera li illuminano come fossero torce giganti.

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